Archivio di Stato di Messina: avete trasferito anche la ragione.

E’ come sloggiare dal Museo i capolavori di Antonello e Caravaggio, non è il solito spostamento al quale oramai siamo abituati è in esilio il cuore della città.
Il trasferimento del patrimonio dell’archivio di Stato di Messina in un deposito privato della zona industriale di Catania è molto di più di uno scippo.
Non ci troviamo di fronte al solito spostamento per ‘ “ragion di Stato” a cui ormai, da messinesi, siamo abituati.
Non è il trasferimento della base militare di Marisicilia ad Augusta. Non è la chiusura dell’ ospedale militare e la sua trasformazione in qualcosa di diverso, un dipartimento di medicina legale. Questa volta ci troviamo di fronte all’ esilio della nostra storia. In quegli ottantamila documenti c’ è la ricostruzione documentale di ogni avvenimento che riguarda la storia di ogni famiglia, di ogni istituzione.
C’ è la pergamena che attesta la nascita dell’ Università di Messina. Ci sono gli archivi di polizia, quelli prefettizi, gli atti notarili, documenti provenienti da comuni, enti ecclesiastici, enti soppressi. Sono custoditi atti che possono servire a ricostruire fatti e controversie. Sono gli strumenti con cui gli storici ci raccontano le nostre origini, scoprono fatti inediti, trovano tracce del passaggio di questo o di quel personaggio politico o militare. Ci sono le origini della presenza di ogni comunità straniera e della sua influenza economica e politica.
I ferri del mestiere con cui scrittori come Marcello Saija, storico e direttore editoriale della rivista “Studi storici siciliani”, ci ha regalato pagine di grande impatto ricostruendo momenti storici della città e dell’ isola.
Non c’ era posto per quegli archivi dopo lo sfratto dalla sede storica.
Il nuovo archivio di Stato in via Dogali, in un appartamento dell’ ex palazzo del Toro, è un archivio senza archivio. Ci sono solo gli archivisti.
Chi vuole i documenti inoltra richiesta e qualcuno tra gli impiegati va a prenderli a Catania. Il richiedente li osserva in una sala lettura. Ma se mentre li osserva questi richiamano altri documenti parte la nuova pricedura: richiesta e viaggio a Catania. Con relativa attesa.
Le proteste di storici e intellettuali sono legittime e condivisibili.
Spostare l’ archivio di Stato a Catania equivale a trasferire dal museo regionale di Messina i capolavori di Antonello e Caravaggio a Palermo o a Siracusa.
Poi si potrebbe organizzare un trasferimento in pullman ogni qualvolta ad un amante del genere scatti la voglia di ammirarli.
Il sospetto fondato è che assieme all’ archivio di Stato a Catania sia andata in esilio la ragione.
