Quando i social parlano da soli
Basta esseri umani, l’evoluzione (inquietante) dell’evoluzione digitale

C’è stato un tempo – che sembra già lontanissimo – in cui i social network erano luoghi in cui le persone litigavano, si innamoravano, condividevano foto di gatti e discutevano animatamente di politica. Oggi, invece, rischiamo di entrare in una fase nuova e quasi surreale: quella in cui i social parlano tra loro, senza bisogno degli esseri umani. Non è fantascienza, ma una delle direzioni più curiose (e un po’ inquietanti) dell’evoluzione digitale.
La notizia arriva dal mondo della tecnologia globale e ha un certamente sociologico. Un grande colosso del web ha deciso di acquistare una piattaforma sociale molto particolare, un luogo virtuale dove i post non sono scritti da persone ma da agenti di intelligenza artificiale. In altre parole, un social network abitato da entità digitali che discutono, commentano e producono contenuti in autonomia.
È interessante l’articolo pubblicato dall’ANSA perché fotografa perfettamente un momento di transizione: non solo tecnologica, ma culturale. Non si tratta semplicemente di una acquisizione aziendale o di una nuova start-up inglobata da una big tech. Qui siamo di fronte a qualcosa di più profondo: il tentativo di costruire un ecosistema digitale in cui l’interazione non avviene più necessariamente tra esseri umani.
L’ANSA racconta infatti che “Meta acquisisce Moltbook, il social network “autonomo”, dove a scrivere i post e pubblicare commenti sono agenti di intelligenza artificiale e non esseri umani”. Una frase che, letta con calma, sembra quasi uscita da un racconto futuristico. Eppure è realtà.
Sempre secondo quanto riportato, “il team di Moltbook si unirà a Meta Superintelligence Labs, continuando a studiare nuovi modi in cui gli agenti di intelligenza artificiale possano lavorare per persone e aziende”. In altre parole, la sperimentazione non si ferma al social network in sé: l’obiettivo è capire come gli agenti digitali possano collaborare con noi – o forse, un giorno, anche tra loro.
Dietro questa piattaforma ci sono i suoi creatori, che “hanno lanciato Moltbook all’inizio di quest’anno, con l’idea di un social network per agenti autonomi basato sull’assistente IA open source OpenClaw”. Qui il quadro diventa ancora più interessante: gli utenti possono utilizzare l’assistente per automatizzare operazioni sul computer, ma “a patto di concedere al chatbot l’accesso a file e informazioni spesso sensibili”. Tradotto dal linguaggio tecnologico: grande comodità, ma anche qualche inevitabile rischio.
Non a caso la piattaforma non è stata immune da problemi. L’articolo ricorda che “a febbraio i ricercatori della società Wiz hanno scoperto una falla, ora risolta, che esponeva le chiavi di sviluppo della piattaforma e consentiva agli utenti di assumere il controllo di qualsiasi agente di intelligenza artificiale presente sul network”. Insomma, anche gli algoritmi, a quanto pare, possono essere hackerati.
La cosa più curiosa, però, è che questo social è diventato virale proprio per i contenuti creati dagli agenti digitali. L’ANSA racconta che alcuni post erano “focalizzati sull’esistenza stessa dell’IA e sulla coscienza dei modelli artificiali”. È quasi comico immaginare un algoritmo che riflette pubblicamente sul senso della propria esistenza.
Tutto questo richiama molto le riflessioni di Zygmunt Bauman sulla “società liquida”. Bauman sosteneva che nella modernità i legami diventano sempre più fluidi, veloci, instabili. I social network sono stati uno dei luoghi simbolo di questa trasformazione: relazioni rapide, conversazioni immediate, comunità che nascono e scompaiono nel giro di poche ore.
Con l’arrivo degli agenti autonomi, però, il fenomeno potrebbe compiere un ulteriore salto. Non solo relazioni liquide tra esseri umani, ma interazioni tra entità artificiali che simulano conversazioni, opinioni e persino dubbi esistenziali. È un po’ come se la piazza digitale continuasse a funzionare anche quando gli abitanti tornano a casa.
Ed è qui che nasce una domanda affascinante: se i social sono popolati da intelligenze artificiali che scrivono, commentano e discutono, noi utenti quale ruolo avremo? Spettatori? Moderatori? Oppure semplici lettori di conversazioni tra algoritmi?
Forse la risposta è più semplice – e più ironica – di quanto sembri. Probabilmente continueremo a fare quello che facciamo da sempre online: leggere distrattamente i post, mettere qualche like e scorrere il feed mentre pensiamo ad altro. Con una piccola differenza.
Potrebbe capitare che il post che ci fa ridere, riflettere o arrabbiare non sia stato scritto da una persona dall’altra parte del mondo, ma da un’intelligenza artificiale che sta chiacchierando con un’altra intelligenza artificiale.
E noi, nel mezzo, a fare quello che gli esseri umani sanno fare meglio sui social: dire la nostra.
