Postino, è l’ora di dirgli addio ?

I danesi hanno deciso di porre fine ai servizi postali recapitati dal portalettere, con tutta probabiltà con l’avvento del digitale ciò avverrà anche in altri paesi.
Hilsen fra Kobenhaun, “Saluti da Copenaghen”, era l’inciso sulle cartolina con l’immagine di un reale portalettere danese, a cui con il passare degli anni veniva aggiornata la divisa rimanendo immutato lo spirito di omaggio al servizio postale del Paese scandinavo. Istituito da Re Cristiano IV di Danimarca nel 1624, dopo oltre 400 anni di storia postale dal primo gennaio 2026, il Paese è diventata il primo al mondo senza un servizio postale. Non è una opzione legata ai farneticanti avvertimenti dell’amministrazione USA per acquisire la Groenlandia; le autorità danesi hanno deciso di abolirlo perché praticamente nessuno lo utilizzava più: tra il 2000 e il 2024, il numero di lettere e cartoline spedite dai danesi era diminuito del 90% e continuava a decrescere di mese in mese. PostNord, ha così deciso di abrogare la distribuzione della corrispondenza, mettendo anche in vendita le 1500 iconiche cassette postali rosse, presenti da oltre 170 anni. Verrà mantenuta solo la spedizione dei pacchi, ponendo fine ad un servizio reso operativo prima della Guerra dei Trent’anni e divenuto statale nel 1711 sotto Federico IV. Post Danmark fu trasformato in società per azioni nel 2002 e parzialmente privatizzato fino alla svolta di quest’anno che ha abolito la consegna di lettere cartacee (bollette, comunicazioni private), per un futuro digitale. È un momento epocale nella storia postale del paese scandinavo, una delle nazioni più digitalizzate al mondo: perfino il settore pubblico utilizza diversi portali online, riducendo al minimo la corrispondenza fisica con il governo e rendendolo meno dipendente dai servizi postali rispetto a molti altri Paesi. Invece di spedire le lettere per posta, i danesi dovranno depositarle presso i chioschi dei negozi, da dove verranno recapitate tramite corriere dall’azienda privata DAO a indirizzi nazionali e internazionali. Ed è contestuale che subiranno una riduzione anche le affrancature la cui prima emissione postale danese risale al 1851, con diverse denominazioni e presentava il ritratto del Re Federico VII, segnando l’introduzione della tariffa postale fissa. Questi francobolli, stampati in tipografia sono stati emessi per modernizzare il sistema postale e sono oggi pezzi da collezione ricercati, spesso venduti in lotti con annulli originali.
Le cartoline che si spedivano un tempo, specialmente quelle illustrate, erano un modo popolare per condividere esperienze di viaggio e ricordi. Erano un mezzo di comunicazione che ha conosciuto il suo periodo d’oro tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, prima dell’avvento della tecnologia digitale, con la messaggistica telefonica che ha confinato all’obblio tale abitudine.
Tuttavia la necessità di fare uso della corrispondenza fisica continua ancora a persistere in tutto il mondo, anche se in calo e secondo l’Unione Postale Universale, affiliata alle Nazioni Unite, quasi 2,6 miliardi di persone rimangono ancora offline a causa di dispositivi inadeguati, scarsa copertura e competenze digitali limitate. Tra i più colpiti ci sono le comunità rurali, le donne e le persone che vivono in povertà; e anche in Paesi come la Danimarca, alcuni gruppi che dipendono maggiormente dai servizi postali, come ad esempio gli anziani, potrebbero rimanere negativamente influenzati da questo cambiamento epocale.
Ogni giorno vengono spedite centinaia di miliardi di email a livello globale, con stime che nel 2024 hanno superato i 361 miliardi, e si prevede che raggiungeranno oltre 408 miliardi entro il 2027. Sono nate nell’ottobre 1971 grazie a Ray Tomlinson, che inviò il primo messaggio tra due computer collegati ad Arpanet e introdusse l’uso della chiocciola (@) per separare utente e host; inizialmente utilizzata da ricercatori, divenne di massa solo negli anni ’90 con l’avvento del World Wide Web e servizi come AOL, anche se il termine “email” si diffuse più tardi, nel 1982. Antenati delle mail sono il telegrafo e il Telex (negli anni ’60 arrivò anche l’Autodin) strumenti che non somigliano minimamente alla moderna e-mail, ma sono i progenitori dei messaggi di posta elettronica.
Il 29 ottobre del 1969 viene inviato il primo messaggio, ma ancora non si trattava delle-mail e nel 1971 Ray Tomlinson sviluppò un software che permetteva di far comunicare le diverse persone che lavorano ad Arpanet utilizzando il computer. Il giovane sviluppatore statunitense inventò anche la chiocciola che serviva a far capire a chi doveva essere inviata l’email. I primi indirizzi di posta elettronica riportavano infatti il nome dell’autore e quello del computer a cui doveva essere spedito il messaggio (nomemittente@nomecomputer). Nel 1975 John Vittel realizzò un programma per organizzare al meglio i messaggi inviati, ma il merito della suddivisione delle caselle di posta elettronica in ” messaggi in entrata” e “messaggi in uscita” è di Shiva Ayyadurai.
Il modello danese farà “proseliti” in altri Paesi, evidenziando una transizione epocale verso l’era digitale della corrispondenza.
Sicuramente il postino non consegnerà più il suo personale biglietto di auguri durante le festività natalizie ne suonerà due volte come l’espressione simbolica adottata per il film del 1981 diretto da Bob Rafelson con Jack Nicholson, tratto dal romanzo omonimo di James M. Cain, e remake del precedente hollywoodiano Il postino suona sempre due volte del 1946, diretto da Tay Garnett con Lana Turner e John Garfield.
