Il cellulare strumento di narrazione. Ora anche gli astronauti porteranno i cellulari nelle missioni spaziali.

La Nasa approva l’uso dei telefonini a bordo delle missioni spaziali, la tecnologia oramai è diventata parte integrante della vita umana anche a chilometri dalla terra.
Preparatevi a selfie galattici e storie Instagram dallo spazio: la Nasa ha appena sdoganato l’uso dei cellulari a bordo delle missioni spaziali. Gli astronauti della Crew-12, diretti verso la Stazione Spaziale Internazionale, e quelli di Artemis II, che raggiungerà l’orbita lunare, potranno finalmente portare il proprio smartphone tra le stelle. Una notizia che, più di ogni comunicato ufficiale, ci aiuta a comprendere quanto la tecnologia personale sia ormai parte integrante della vita umana, persino a 400 chilometri sopra la superficie terrestre.
Questa svolta fa riflettere la notizia pubblicata su Wired, articolo scritto da Diego Barbera dal titolo “Gli astronauti della Nasa potranno portare il loro smartphone nello spazio già dalle prossime missioni”, perché mostra come lo spazio, un tempo regno esclusivo della scienza e della disciplina rigorosa, stia diventando un ambiente sempre più vicino alle abitudini quotidiane della gente comune.
Come racconta il giornalista Barbera, “gli astronauti potranno portare il proprio smartphone nello spazio: la Nasa ha dato il via libera ai cellulari a bordo già a partire delle prossime e imminenti missioni”. Non si tratta solo di selfie in microgravità o di foto del nostro pianeta da cartolina: “Stiamo garantendo ai nostri equipaggi l’accesso agli strumenti per catturare momenti speciali per le loro famiglie e condividere immagini e video stimolanti con il mondo”, ha scritto il numero uno della Nasa, Jared Isaacman su X.
La novità riguarda soprattutto Artemis II, il tanto atteso volo verso la Luna, ma sarà anticipata dalla Crew-12. Barbera ricorda che “era inevitabile e presto succederà, gli smartphone personali potranno essere portati liberamente a bordo delle prossime missioni spaziali da parte degli astronauti della Nasa, per scattare foto e video da pubblicare sui propri social, per comunicare con i propri cari (in modo particolare dalla ISS) e per creare contenuti da condividere con la grande platea globale”.
In passato, gli astronauti hanno avuto accesso a tablet e a fotocamere professionali come Nikon e GoPro, e persino due iPhone 4s erano a bordo dello Shuttle nel 2011, sebbene il loro utilizzo non fosse certo documentato. Barbera aggiunge anche che “le missioni con passeggeri paganti di SpaceX non imponevano limiti sull’uso di smartphone e un iPhone 12 era stato in effetti utilizzato dall’astronauta Jared Isaacman nel 2021 per foto e video”.
La notizia lascia invita a una considerazione: lo smartphone non è più solo un oggetto di comunicazione o intrattenimento, ma diventa uno strumento universale di narrazione e memoria, capace di accompagnare l’uomo persino nel suo viaggio più straordinario. Se l’ordinario e il quotidiano possono viaggiare accanto alla scienza, allora la distanza tra noi e le stelle sembra meno incolmabile di quanto pensiamo.
Inoltre, è interessante notare come questo fenomeno riveli una trasformazione culturale più ampia: la tecnologia personale non è più un semplice mezzo, ma un ponte emotivo e sociale.
Gli astronauti che condividono foto e messaggi dalla ISS o dall’orbita lunare rappresentano un’estensione delle reti umane, dove il confine tra l’esperienza individuale e quella collettiva si sfuma, mostrando come anche negli ambienti più estremi il bisogno di connessione rimanga centrale. Questa dinamica ci ricorda che la tecnologia può avvicinare persone e spazi lontani, trasformando il nostro rapporto con l’ignoto in qualcosa di più accessibile e familiare.
La presenza dei cellulari nello spazio non è solo un dettaglio tecnologico, ma un piccolo, grande segno di vicinanza tra chi esplora e chi osserva. Dall’orbita lunare alla Stazione Spaziale, ogni foto, video o messaggio condiviso sarà una finestra verso un territorio misterioso, ma anche un abbraccio virtuale con la Terra.
In un mondo che corre veloce e spesso sembra lontano dall’infinito, sapere che anche gli astronauti possono inviare un saluto a casa con un semplice swipe ci ricorda che la meraviglia è accessibile a tutti, e che, con un po’ di ingegno e qualche giga di rete, le stelle non sono mai state così vicine.
