Come tecnologia e mutazioni sociali stanno cambiando le nostre dinamiche affettive.
Compagni vituali piuttosto che reali, solitudine digitale, mascolinità fragile, rapporti “liquidi”, quale futuro attende le connessioni umane ?

La tecnologia, i mutamenti culturali e l’attenzione crescente ai diritti individuali stanno ridefinendo le dinamiche affettive, mettendo in discussione stereotipi e modelli tradizionali. È interessante l’articolo pubblicato su D. La Repubblica scritto da Giulia Mattioli, intitolato “Cinque parole che hanno definito le relazioni nel 2025”, che offre uno spaccato chiaro di questi mutamenti.
Secondo Mattioli, “negli ultimi anni sono emersi concetti che raccontano la società in modo più diretto di molte analisi teoriche” e che “danno nome a cambiamenti profondi nei modi in cui viviamo i legami, il desiderio, il potere e la vulnerabilità”. Tra queste parole chiave, il consenso e l’educazione sessuale emergono come strumenti essenziali per instaurare rapporti rispettosi: “il consenso sposta l’attenzione dalla forza fisica – per decenni requisito quasi indispensabile per configurare la violenza sessuale – alla volontà della persona coinvolta, riconoscendo che la coercizione può manifestarsi anche tramite paura, manipolazione o incapacità di opporsi”, mentre l’educazione sessuale è “l’insieme di conoscenze, strumenti e competenze che permettono a bambini, adolescenti e adulti di comprendere il proprio corpo, le emozioni, le relazioni affettive e i diritti legati alla sessualità”.
Altri fenomeni raccontano meccanismi più ampi della società contemporanea. La cosiddetta epidemia di solitudine “rappresenta un problema di salute pubblica per i suoi effetti negativi sul benessere psicologico e fisico” e colpisce in particolare gli uomini, spesso educati a reprimere vulnerabilità ed emozioni.
La mascolinità fragile, scrive Mattioli, “descrive il modo in cui molti uomini interiorizzano un modello di virilità così rigido da percepire come minaccia qualsiasi comportamento che si discosti dallo stereotipo tradizionale”.
Come se non bastasse, la tecnologia entra nelle sfere dell’intimità in modo sempre più profondo: gli AI companion sono “avatar personalizzabili che offrono ascolto costante, assenza di giudizio e la possibilità di modellare un partner su misura. Grazie a modelli conversazionali avanzati e algoritmi sempre più capaci di ‘comprendere’ le emozioni umane, molte persone trovano più rassicurante il compagno virtuale che un legame reale”.
Questi fenomeni evidenziano trasformazioni significative nella vita affettiva moderna. Come ha scritto il sociologo Anthony Giddens, “l’intimità diventa un progetto, non un destino”: i rapporti interpersonali non sono più garantiti da norme sociali prestabilite, ma vanno costantemente negoziati. A questo si aggiunge la prospettiva di Zygmunt Bauman, secondo cui i legami odierni sono “liquidi”: fragili, temporanei e flessibili, caratterizzati da una costante mediazione tra desiderio di vicinanza e paura dell’impegno.
In questo senso, il consenso e l’educazione sessuale non sono solo strumenti di tutela personale, ma segnali di una cultura che punta a responsabilizzare, promuovere empatia e prevenire abusi.
A partire dalla teoria della liquidità di Bauman, è possibile analizzare anche le interazioni virtuali e il modo in cui gli individui si muovono nel mondo digitale. I rapporti online spesso assumono caratteristiche di temporaneità e instabilità, amplificando dinamiche di rifiuto e ambiguità emotiva. Fenomeni come il ghosting – quando una persona interrompe improvvisamente ogni contatto senza spiegazioni – o il breadcrumbing – l’invio di segnali intermittenti di interesse per mantenere l’altro emotivamente coinvolto senza impegno reale – sono ormai comuni.
Le modalità di relazione virtuale riflettono chiaramente il concetto di legami liquidi: sono facili da avviare e interrompere, spesso guidate da convenienza, paura dell’intimità o bisogno di controllo emotivo. Tale dinamica digitale produce effetti concreti sul benessere psicologico: il costante alternarsi di presenza e assenza può aumentare ansia, senso di abbandono e difficoltà a instaurare fiducia nei rapporti offline. Inoltre, questi pattern di interazione digitale si intrecciano con norme sociali, stereotipi di genere e modelli culturali, influenzando il modo in cui uomini e donne costruiscono connessioni significative anche nella vita reale.
Allo stesso tempo, solitudine e mascolinità fragile mostrano quanto le strutture sociali condizionino l’identità individuale. Gli standard tradizionali di virilità limitano gli uomini, generando ansia, isolamento e difficoltà nella costruzione di intrecci affettivi autentici. La tecnologia, con AI companion e app di dating, offre spazi di interazione “sicuri” ma artificiali, accentuando il paradosso della modernità: più strumenti di connessione esistono, più può crescere la separazione emotiva.
Per il futuro, le indicazioni sono chiare. Coltivare forme di intimità autentiche richiede consapevolezza, educazione, apertura alle emozioni e attenzione alla fragilità. La sfida del 2026 sarà valorizzare il consenso, ridurre la solitudine e usare la tecnologia come strumento di arricchimento relazionale, non come surrogato dell’intimità. Solo affrontando con consapevolezza queste dinamiche culturali sarà possibile costruire legami umani equilibrati, sinceri e capaci di accogliere le complessità dell’essere umano.
